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It Ends With Us. Lo sguardo del cinema: la narrazione che rende visibile l’invisibile

It Ends With Us nasce da una storia che appartiene alla vita reale e attraversa la letteratura e il cinema con un intento preciso: mostrare la dinamica emotiva della violenza domestica attraverso lo sguardo della donna che la vive. Colleen Hoover dà voce alla madre e alle sue ferite, e il film raccoglie questa eredità con una regia che privilegia l’intimità. Justin Baldoni costruisce un racconto che aderisce ai pensieri di Lily Bloom e segue la sua trasformazione emotiva: l’amore che si presenta come rifugio, la cura che si trasforma in controllo, la passione che diventa pressione invisibile dentro le mura di casa. La macchina da presa utilizza primi piani, pause, respiri trattenuti. Ogni gesto di Ryle assume un peso che cresce scena dopo scena. L’immagine suggerisce la verità dei dettagli: la voce che cambia tono, le domande che diventano insistenza, la casa che diventa il luogo in cui l’equilibrio interiore della protagonista perde forma. La fotografia alterna colori caldi e freddi per raccontare i momenti di attrazione, gli attimi di turbamento e la fase in cui Lily riconquista lucidità. Il montaggio accompagna questa evoluzione emotiva con un ritmo che segue la sua consapevolezza: tempi distesi nelle fasi di innamoramento, tempi essenziali nelle scene di aggressività, tempi più ampi quando la protagonista percepisce la verità della propria esperienza. Blake Lively costruisce Lily con una recitazione misurata che custodisce la tensione del trauma e rende visibile la sua lotta interiore. Justin Baldoni interpreta un Ryle attraversato da contrasti che emergono nella sua fisicità e nella sua voce. Brandon Sklenar offre ad Atlas la funzione di spazio sicuro, presenza stabile e ascolto autentico, elemento decisivo nel percorso emotivo della protagonista. Il film diventa così uno strumento culturale che racconta il ciclo della violenza con un linguaggio cinematografico preciso. Il racconto mette in luce la manipolazione affettiva, l’isolamento progressivo, il ripetersi del trauma generazionale. Mostra una donna che affronta la propria storia e sceglie la libertà come atto di responsabilità verso sé stessa e verso la creatura che porta in grembo. Il cinema diventa una lente che restituisce verità alla vita di molte donne. La frase di Lily — “La scelta di fermare la violenza finisce con noi” — diventa la sintesi emotiva del film e il cuore politico della sua narrazione. L’analisi dei film rivela la struttura narrativa della violenza, ma la sua eco più intima vive nello sguardo delle donne che la vivono. Maria Castaldo elabora e mette in luce questa dimensione e completa il quadro, offrendo una lettura emotiva e identitaria indispensabile (leggi l’articolo di Maria Castaldo sull’argomento: clicca qui) Numero antiviolenza e stalking: 1522, gratuito e attivo h24.

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Emilia Perez, il cambiamento che non ti aspetti

LEGGI L’ARTICOLO o GUARDA VIDEO Il cinema può trasformare il mondo? ‘Emilia Perez’ ci sfida a crederci Per la rubrica Questo lo voglio proprio vedere di Cinema&Libri, oggi vi parlo di Emilia Perez, l’ultima opera del maestro Jacques Audiard. Un film che promette di scuotere le nostre certezze e aprire nuovi orizzonti di comprensione. Immaginate un potente boss del cartello messicano della droga che decide di cambiare vita. Non solo abbandonando il crimine, ma abbracciando la sua vera identità di donna. Questa è la premessa audace di Emilia Perez, un’opera che si preannuncia come un caleidoscopio di generi e emozioni. Dalle anticipazioni e dai trailer, emerge un racconto che sfida le convenzioni, mescolando elementi di noir, melodramma e musical. Al centro della storia troviamo Rita, un’avvocatessa ambiziosa interpretata da Zoe Saldaña, che accetta l’incarico di aiutare il boss nella sua trasformazione. Questo viaggio promette di cambiare profondamente entrambi i personaggi. Il cast stellare, che include anche Selena Gomez e Karla Sofía Gascón, suggerisce interpretazioni di alto livello. La scelta di Audiard di girare gran parte del film su un palcoscenico a Parigi, anziché in location reali in Messico, aggiunge un elemento di teatralità che sembra fondersi perfettamente con la natura quasi operistica della narrazione. Particolarmente intrigante appare l’approccio musicale del film. I compositori Clément Ducol e Camille hanno creato, secondo le anticipazioni, un tessuto sonoro che unisce elementi di musical con una sensibilità contemporanea, evitando gli stereotipi e mirando a catturare l’essenza emotiva dei personaggi. “Emilia Perez” si presenta come un’opera che esplora temi profondi quali l’identità, la trasformazione personale e il coraggio di essere autenticamente sé stessi. In un’epoca in cui questi temi sono più che mai rilevanti, il film sembra offrire uno sguardo nuovo e provocatorio. La reputazione di Audiard nel trattare argomenti complessi con sensibilità e profondità fa presagire un’esperienza cinematografica che andrà oltre il semplice intrattenimento, invitandoci a riflettere sulle molteplici sfaccettature dell’animo umano. In attesa di poterlo vedere, “Emilia Perez” si preannuncia come un film che lascerà il segno, sfidandoci a guardare oltre le apparenze e a celebrare il coraggio di essere pienamente sé stessi, in un mondo spesso ostile al cambiamento.

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Non dirmi che hai paura: Quando correre diventa un atto di ribellione

LEGGI L’ARTICOLO o GUARDA IL VIDEO Per la rubrica “Questo lo voglio proprio vedere” di Cinema&Libri, oggi vi parlo di un film che promette di toccare il cuore e la coscienza: “Non dirmi che hai paura” di Yasemin Samdereli. “Correre è libertà”: questo potrebbe essere il motto di Samia Yusuf Omar, la cui straordinaria storia viene portata sul grande schermo in questa potente opera cinematografica. Basato sull’omonimo bestseller di Giuseppe Catozzella, il film ci trasporta nelle strade polverose di Mogadiscio, dove una giovane ragazza sfida ogni convenzione per inseguire il suo sogno olimpico. Samia, interpretata con intensità dalla giovane Ilham Mohamed Osman, cresce in una Somalia dilaniata dalla guerra civile. In un contesto dove le donne sono relegate ai margini della società, lei trova nella corsa non solo uno sport, ma un atto di ribellione e di affermazione della propria identità. Le sue corse per le vie di Mogadiscio diventano un simbolo di resistenza, un grido silenzioso contro l’oppressione e la violenza che la circondano. Il film segue il percorso di Samia dalle strade polverose della sua città fino alle Olimpiadi di Pechino del 2008, dove, a soli 17 anni, rappresenta la Somalia nei 200 metri. Ma la sua storia non si ferma qui. Con determinazione incrollabile, Samia intraprende un viaggio pericoloso attraverso l’Africa, spinta dal desiderio di allenarsi in condizioni migliori per le Olimpiadi di Londra 2012. Yasemin Samdereli, in collaborazione con Deka Mohamed Osman, dirige questa storia con sensibilità e forza, evitando il sensazionalismo e concentrandosi invece sulla resilienza e la dignità di Samia. Il film non si limita a raccontare una storia di sport, ma diventa una potente metafora della lotta per la libertà e l’autodeterminazione. La fotografia cattura magistralmente sia la brutalità dell’ambiente in cui Samia vive, sia la bellezza dei suoi sogni. Le scene di corsa, in particolare, sono girate con un dinamismo che ci fa sentire il battito del cuore di Samia, la sua fatica e la sua libertà. Il cast, composto principalmente da attori non professionisti, conferisce al film un’autenticità toccante. Accanto a Ilham Mohamed Osman, spiccano le interpretazioni di Elmi Rashid Elmi nel ruolo di Ali e della celebre modella e attivista Waris Dirie nel ruolo della madre di Samia. “Non dirmi che hai paura” è un film su una giovane atleta e una riflessione profonda sui temi dell’immigrazione, dei diritti delle donne e del potere trasformativo dello sport. La storia di Samia diventa un prisma attraverso cui osservare le sfide e le speranze di un’intera generazione di giovani africani. Il film ha già ricevuto riconoscimenti importanti, tra cui il Premio Speciale della Giuria al Tribeca Film Festival e il Premio del Pubblico al Munich Film Festival, confermando il suo impatto emotivo e la sua rilevanza sociale. In un’epoca in cui il dibattito sull’immigrazione e sui diritti umani è più acceso che mai, “Non dirmi che hai paura” si presenta come un’opera necessaria e illuminante. Ci ricorda che dietro ogni statistica, ogni titolo di giornale, c’è una storia umana, un sogno, una speranza. Non vedo l’ora di poter vedere questo film e immergermi nella storia di Samia. “Non dirmi che hai paura” promette di essere non solo un’esperienza cinematografica coinvolgente, ma anche un potente strumento di riflessione e di cambiamento. Ci sfida a guardare oltre i confini, a riconoscere la nostra comune umanità e a credere nel potere trasformativo dei sogni.

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Armand, il “fatto” che scuote

Ce l’hanno fatta! Sono riusciti a incuriosirci e a sorprenderci con “Armand”, il nuovo film di Halfdan Ullmann Tøndel che si preannuncia come una delle opere più intriganti e misteriose della stagione cinematografica. La trama ruota attorno a un “fatto” avvenuto tra due bambini di sei anni, Armand e Jon, all’interno di una scuola. Le versioni dei piccoli protagonisti non coincidono, generando un vortice di dubbi e interrogativi che coinvolgono genitori, insegnanti e l’intera istituzione scolastica. Tøndel riesce magistralmente a creare un’atmosfera di suspense e ambiguità, lasciando lo spettatore sulle spine per l’intera durata del film. Ciò che colpisce è la capacità del regista di trasformare un ambiente familiare come una scuola in un luogo carico di tensione e mistero. L’edificio scolastico diventa un vero e proprio personaggio, con la sua personalità che muta dal giorno alla notte, passando da spazio vitale e luminoso a entità quasi minacciosa nelle ore buie. La scelta di ambientare l’intera vicenda all’interno della scuola si rivela vincente, creando un senso di claustrofobia che amplifica la tensione narrativa. Tøndel sfrutta al meglio ogni angolo dell’edificio, conferendo a ciascun ambiente una propria identità visiva e atmosfera, in un gioco di contrasti che arricchisce l’esperienza dello spettatore. Il cast vanta la presenza di Renate Reinsve, premiata a Cannes come migliore attrice, nel ruolo di Elisabeth. La sua interpretazione, insieme a quella di Ellen Dorrit Petersen, promette di essere uno dei punti di forza del film. Il regista ha lavorato a lungo con gli attori per creare dinamiche fluide e naturali, lasciando spazio all’improvvisazione e all’esplorazione dei personaggi. “Armand” si distingue per la sua originalità e per il coraggio di affrontare temi delicati come la sessualità infantile e i limiti sociali. Tøndel non teme di spingersi oltre, creando situazioni al limite tra il ridicolo e l’assurdo, che riflettono in modo sorprendente la complessità della realtà quotidiana. Il film si propone di esplorare le zone grigie della morale, mettendo in discussione i concetti di verità, colpa e innocenza. In un’epoca in cui tutto sembra polarizzarsi, “Armand” ci invita a riflettere sulle sfumature e sulla complessità delle relazioni umane. L’opera di Tøndel si nutre di diverse influenze artistiche, dal cinema di Buñuel alla danza di Pina Bausch, passando per la pittura di David Hockney. Questa contaminazione di stili e riferimenti culturali contribuisce a creare un’opera ricca e stratificata, che promette di lasciare un’impronta duratura nella mente dello spettatore. “Armand” si preannuncia come un film che stimola la riflessione, invitandoci a guardare oltre le apparenze e a mettere in discussione i nostri preconcetti. Un’opera che, attraverso la sua narrazione avvincente e la sua estetica ricercata, ci spinge a interrogarci sul nostro ruolo nella società e sulle responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri. In conclusione, “Armand” si propone come un’esperienza cinematografica unica, capace di unire tensione narrativa, profondità tematica e ricercatezza visiva. Un film che, sono certo, farà discutere e rifletterà a lungo anche dopo i titoli di coda, confermando ancora una volta il potere del cinema di smuovere le coscienze e aprire nuovi orizzonti di pensiero.

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“Diamanti” di Ozpetek: inno alla forza femminile e alla creatività sartoriale

LEGGI L’ARTICOLO o GUARDA VIDEO Ferzan Ozpetek torna al cinema con “Diamanti”, un’opera che cattura l’essenza dell’universo femminile, mettendone in luce la resilienza, la solidarietà e la capacità di creare bellezza. Il film ci immerge in un mondo di emozioni, competizione e sorellanza, ambientato tra i rumori delle macchine da cucire di una sartoria d’altri tempi, dove le vite delle protagoniste si intrecciano in una danza tra realtà e immaginazione. La trama ruota attorno a un regista che convoca le sue attrici preferite per un misterioso progetto cinematografico. Durante le riprese, la sua immaginazione lo trasporta in un’altra epoca, popolata da donne che, con dedizione e talento, costruiscono un mondo in cui la sartoria è sinonimo di arte e riscatto. Qui, i personaggi rivelano le loro ansie, passioni e legami, in un intreccio che racconta il profondo valore della collaborazione femminile. Ozpetek, ispirato dalle sue esperienze nelle sartorie teatrali degli anni ’80, ha voluto rendere omaggio a questi luoghi come santuari di eleganza e creatività. Le attrici principali, Luisa Ranieri e Jasmine Trinca, incarnano con intensità l’anima del film, accompagnate da un cast eccezionale che include Stefano Accorsi ed Edoardo Purgatori. “Diamanti” celebra la resilienza e il talento delle donne, sottolineando come, lavorando insieme, possano trasformare le loro differenze in una forza inarrestabile. Il titolo stesso richiama la preziosità e la resistenza delle protagoniste, paragonate a gemme rare e splendenti. Gli abiti non sono solo creazioni sartoriali, ma simboli di identità, forza e passione. Con questa pellicola, Ozpetek ci ricorda il potere della sorellanza, un messaggio che risuona fortemente con l’impegno verso l’emancipazione e l’empowerment femminile. Un film che non vedo l’ora di vedere, per lasciarmi ispirare da questa celebrazione del talento e della solidarietà tra donne.

Anteprima film, Cinema, donne nella storia, Empowerment femminile

Maria Callas: Un’Icona Rivive sul Grande Schermo

LEGGI L’ARTICOLO o GUARDA IL VIDEO L’attesa per l’uscita del film Maria di Pablo Larraín, con Angelina Jolie nel ruolo di Maria Callas, suscita in me un’emozione profonda. La prospettiva di vedere sul grande schermo la vita di una figura così iconica, interpretata da un cast di tale calibro, è entusiasmante. Maria Callas, soprano di fama mondiale, ha segnato indelebilmente il panorama operistico del XX secolo. Nata a New York nel 1923 da genitori greci, ha mostrato fin da giovane un talento straordinario per il canto. La sua carriera è stata caratterizzata da interpretazioni intense e una voce unica, capace di esprimere una vasta gamma di emozioni. Oltre al suo contributo artistico, Callas ha rappresentato appieno la figura di emancipazione femminile, affrontando con determinazione le sfide personali e professionali in un’epoca in cui le donne lottavano per affermarsi. Il film Maria si propone di esplorare gli ultimi anni della vita di Callas nella Parigi degli anni ‘70, offrendo uno sguardo intimo sulle sue lotte interiori e sulla sua ricerca di identità. Angelina Jolie, attrice di grande talento e personalità, ha espresso profonda ammirazione per Callas, confessando che per lei è “sempre stata un’ispirazione” e sottolineando l’onore di poter raccontare la sua storia.  Il cast del film include anche Pierfrancesco Favino nel ruolo di Ferruccio Mezzadri, Alba Rohrwacher come Bruna Lupoli e Valeria Golino nei panni di Yakinthi Callas. La presenza di attrici del calibro di Rohrwacher e Golino arricchisce ulteriormente la produzione, promettendo interpretazioni di grande profondità e sensibilità. Angelina Jolie stessa rappresenta un modello di leadership ed emancipazione femminile. Oltre alla sua brillante carriera cinematografica, è nota per il suo impegno umanitario e per la difesa dei diritti delle donne. La sua dedizione a cause globali e la capacità di utilizzare la propria piattaforma per promuovere il cambiamento la rendono una figura ispiratrice per molte donne nel mondo. L’uscita di “Maria” rappresenta un’opportunità per riflettere sulla vita di una donna straordinaria e sul suo impatto duraturo nel mondo dell’arte e oltre. La mia ammirazione per Maria Callas e l’entusiasmo per questo film mi portano a credere che la sua storia possa ancora oggi offrire stimoli ed energia per rafforzare la fiducia in noi stesse.

Cinema, Libri, Più libri più liberi, Presentazioni

L’AAMOD a “Più libri più liberi”

L’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) sarà protagonista a Più libri più liberi, la Fiera della Piccola e Media Editoria che si terrà dal 4 all’8 dicembre 2024 al Centro Congressi La Nuvola di Roma. Un’occasione unica per esplorare temi di grande rilevanza attraverso il patrimonio audiovisivo e le riflessioni culturali dell’archivio. Tra gli eventi di rilievo: •Giovedì 5 dicembre, ore 14:30 – Sala Vega Verrà presentata la nuova ricerca “Migranti: le nuove misure del mondo”. Un incontro che intreccia documentazione e analisi, con interventi di Vincenzo Maria Vita, Matteo Angelici, Sara Fratini e Fabio Gianfrancesco. Il focus sarà sul fondo audiovisivo dedicato alle migrazioni, con video raccolti tra il 2018 e il 2023. Testimonianze dirette e materiali audiovisivi illustrano il viaggio dei migranti lungo la rotta libica e nel Mediterraneo, grazie anche alla collaborazione delle ONG. •Giovedì 5 dicembre, ore 16:00 – Sala Polaris Sarà presentato il primo volume della nuova serie di Quaderni dedicata a Pier Paolo Pasolini, figura centrale della cultura italiana del Novecento. Durante l’incontro si parlerà anche dell’annale “Labanta! Ex colonie portoghesi e cinema italiano”. Un dibattito ricco di approfondimenti con la partecipazione di studiosi come Letizia Cortini, Stefania Parigi, Luca Peretti, Gabriele Ragonesi, Paola Scarnati e Vincenzo Vita. Questi appuntamenti testimoniano l’impegno dell’AAMOD nel preservare e divulgare storie, culture e memorie fondamentali per comprendere il nostro presente. Un evento che unisce letteratura, cinema e testimonianze per offrire nuove prospettive sul nostro passato e futuro.

Cinema, Fotografia

Fellini e Catozzo protagonisti di una mostra imperdibile a Olbia

Dal 4 al 31 dicembre 2024, l’Aeroporto Olbia Costa Smeralda diventa teatro di un evento culturale di grande rilievo: La Dolce Vita di Federico Fellini e Leo Catozzo: tra sogno, magia e realtà. Una mostra artistico-documentale che celebra il genio visionario di Federico Fellini e il talento tecnico di Leo Catozzo, figura chiave nella storia del montaggio cinematografico. L’esposizione, organizzata dall’Associazione culturale Il Leone e le Cornucopie, offre un viaggio unico nelle atmosfere felliniane attraverso due sezioni principali. La prima, allestita nell’area arrivi dell’aeroporto, è dedicata ai motocicli iconici che hanno segnato i capolavori del regista riminese. Grazie alla collaborazione con il Museo Sidecar di Cingoli, sarà possibile ammirare mezzi come il triciclo personale di Fellini, la Vespa de La Dolce Vita, e la Harley-Davidson di Amarcord. Ogni mezzo è accompagnato da pannelli descrittivi che ne raccontano il ruolo nei film e svelano curiosità inedite. La seconda sezione, ospitata presso l’ArtPort Gallery, celebra il sodalizio umano e professionale tra Fellini e Catozzo. Attraverso materiali provenienti dall’archivio privato della famiglia Catozzo, il pubblico potrà scoprire oggetti unici come il ciak originale in legno, locandine d’epoca, bozzetti, e i prototipi della pressa da montaggio, invenzione rivoluzionaria di Leo Catozzo. Il percorso espositivo è arricchito da una postazione multimediale con filmati e interviste e da eventi collaterali come proiezioni di film premiati con l’Oscar e un concerto del maestro Giandomenico Anellino dedicato alle colonne sonore del cinema italiano. Questa iniziativa rappresenta un’opportunità straordinaria per avvicinarsi al mondo del cinema del dopoguerra, riscoprendo il valore del nostro patrimonio artistico e culturale. L’atmosfera unica dell’aeroporto diventa così il palcoscenico ideale per omaggiare due protagonisti della storia del cinema italiano. Un appuntamento da non perdere per cinefili e appassionati di arte, in cui sogno e realtà si intrecciano nel nome di Fellini e Catozzo.

Cinema, Libri, NEWS, nuove uscite

La Scacchiera di Stanley Kubrick di Guido Barlozzetti

Da oggi in libreria “La scacchiera di Stanley Kubrick” di Guido Barlozzetti, un’opera che esplora il genio di Kubrick attraverso il gioco degli scacchi Il mondo di Stanley Kubrick si rivela come una scacchiera complessa e affascinante in “La scacchiera di Stanley Kubrick”, il nuovo libro di Guido Barlozzetti, da oggi disponibile nelle librerie. Questo saggio originale invita lettori e critici a scoprire una prospettiva inedita sul cinema, di uno dei più grandi registi della storia. Attraverso l’analisi delle pellicole e la passione di Kubrick per gli scacchi, Barlozzetti offre una chiave d’accesso al suo universo cinematografico, dove ogni scena è una mossa sul tavolo bianco e nero della vita. Stanley Kubrick, regista e giocatore di scacchi, intreccia nei suoi film temi, simboli e tensioni che ricordano una partita: una sfida tra verità e artificio, destino e scelta. Pellicole iconiche come Il bacio dell’assassino, Rapina a mano armata, Orizzonti di gloria, Lolita, Dr. Stranamore, 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica, Barry Lyndon, Shining, Full Metal Jacket ed Eyes Wide Shut diventano tasselli di un Cinema-Scacchiera, dove Kubrick mette in scena Pedoni, Re e Regine, rinnovando un linguaggio unico e potente. Guido Barlozzetti, con la sua prosa raffinata, propone un’indagine che seduce il lettore e lo accompagna attraverso le mosse di un maestro capace di plasmare immagini di straordinaria profondità e suggestione. “La scacchiera di Stanley Kubrick” si rivolge a tutti coloro che desiderano scoprire i segreti del grande regista, appassionati di cinema e addetti ai lavori inclusi, offrendo spunti che faranno discutere, riflettere e rileggere i film con uno sguardo nuovo. Guido Barlozzetti Scrittore e critico culturale, Guido Barlozzetti è noto per il suo stile analitico e sensibile, capace di cogliere le sfumature più profonde dei grandi protagonisti della cultura contemporanea. Autore di diversi saggi, porta avanti una ricerca costante sull’arte, il cinema e il teatro, con particolare attenzione ai processi creativi che trasformano l’espressione artistica in esperienza di vita.

Cinema, Libri, nuove uscite

Gian Maria Volonté: l’attore scultore di Giovanni Savastano

La casa editrice Gremese annuncia l’uscita di un’opera importante per gli appassionati di cinema e per tutti coloro che ammirano il talento artistico come forma di impegno sociale e politico. Il volume Gian Maria Volonté. L’attore scultore di Giovanni Savastano, con prefazione di Paolo Morando, rappresenta un omaggio a un’icona del cinema italiano e internazionale, una figura complessa e magnetica che ha segnato profondamente il suo tempo. Savastano, già autore del volume Recito dunque sono, ha ampliato il proprio studio su Volonté per approfondire ulteriormente il percorso artistico e personale dell’attore, rivelando dettagli inediti e sfaccettature che lo rendono ancora oggi un punto di riferimento per il cinema d’autore e politico. Gian Maria Volonté non si limitava a interpretare ruoli, ma li plasmava come farebbe uno scultore, trasformando ogni interpretazione in una vera esperienza emotiva. Personaggi storici come Giordano Bruno, Aldo Moro, ed Enrico Mattei, o protagonisti iconici come Lulù Massa in La classe operaia va in paradiso, sono diventati testimonianze viventi di un’epoca, scolpiti con la profondità di un talento che non conosceva compromessi. Con il rigore della ricerca e la forza narrativa di Savastano, il libro esplora l’intera parabola di Volonté, intrecciando le sue battaglie artistiche e politiche, i suoi ruoli indimenticabili e il suo impegno civile, attraverso testimonianze e documenti d’archivio che permettono di apprezzarne la dimensione più intima e umana. La prefazione di Paolo Morando, inoltre, introduce un’interessante riflessione sull’impatto dell’attore, suggerendo l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni il messaggio culturale e artistico lasciato da Volonté. L’opera è completata da una ricca filmografia, immagini rare e una sezione dedicata ai progetti mai realizzati dell’attore. “Gian Maria Volonté. L’attore scultore” si presenta come una lettura imprescindibile per coloro che desiderano comprendere non solo il lavoro di uno dei più grandi attori italiani, ma anche il potere del cinema come linguaggio capace di modellare idee e sentimenti.

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