Nome dell'autore: Maria Castaldo

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It ends with us. La percezione della violenza: la voce interiore delle donne

La violenza domestica cresce dentro la casa, dentro i giorni uguali, dentro quella fiducia che dovrebbe proteggere e che invece diventa il varco attraverso cui passa tutto il resto. Si alimenta di gesti piccoli, parole che sembrano innocue, attenzioni che somigliano a cure. È un fenomeno che vive nella quotidianità perché si veste di quotidianità. E nelle relazioni affettive trova terreno fertile per espandersi senza rumore. La donna coinvolta in questo vortice attraversa un conflitto costante: ciò che sente e ciò che desidera credere. Da una parte l’intuizione che qualcosa stia cedendo, dall’altra l’attesa ostinata che tutto ritorni al principio, al primo sguardo, al primo abbraccio. Le preoccupazioni per i figli, il timore dello sguardo altrui, la responsabilità che ogni donna si carica sulle spalle creano un equilibrio fragile che permette all’abuso di avanzare. It Ends With Us. Siamo noi a dire basta racconta questo equilibrio che si spezza con un’intensità che non concede scorciatoie emotive. Lily Bloom vive il percorso di molte donne: un amore che promette rifugio, poi si contrae, si ispessisce, si irrigidisce fino a diventare controllo. Quando prova a leggere ciò che accade, il sentimento le offusca la vista. Quando cerca di ricomporre la realtà, la memoria del gesto gentile riporta tutto dentro una forma accettabile. La violenza domestica nasce così: da parole trattenute, porte chiuse, telefonate interrotte, gelosie che si trasformano in dimostrazioni d’amore. È una costruzione graduale, una strategia affettiva che punta a isolare, indebolire, spegnere. E quando l’abuso arriva, appare come un evento isolato, un incidente, qualcosa che si giustifica da sé. L’abuso si riconosce attraverso lo sguardo che si allena a vedere. E questo sguardo richiede tempo, sostegno, figure competenti, voci autorevoli. Reti che aiutano a ricostruire un pensiero libero. Perché la violenza domestica riguarda la salute psichica, fisica e relazionale. Coinvolge ogni aspetto della vita, ogni dinamica quotidiana, ogni certezza intima. Raccontare storie come quella di Lily significa ridefinire ciò che spesso resta senza nome. E un film, quando riesce, è il racconto capace di diventare strumento di consapevolezza, attraverso cui la donna osserva la propria esperienza con occhi nuovi. It Ends With Us mostra la violenza attraverso la percezione della vittima. Supera i fatti, entra nella loro eco emotiva. Permette allo spettatore di avvicinarsi alla mente di chi vive quel girone: la confusione, l’affetto, la paura, il desiderio di proteggere il partner, il tentativo di giustificare, di interpretare, di distorcere per sopravvivere. Le storie che trattano la violenza domestica invitano a guardare oltre la superficie. Il cinema custodisce questo invito con un linguaggio che rende visibili le sfumature emotive della vittima. Lo sguardo critico di Caterina Callipo interpreta questo linguaggio in modo magistrale e amplia la riflessione che ogni donna merita (Leggi l’articolo di Caterina Calliposul film Clicca qui)

Anteprima film, Cinema, Film, Prossimamente al cinema, Questo lo voglio proprio vedere

Emilia Perez, il cambiamento che non ti aspetti

LEGGI L’ARTICOLO o GUARDA VIDEO Il cinema può trasformare il mondo? ‘Emilia Perez’ ci sfida a crederci Per la rubrica Questo lo voglio proprio vedere di Cinema&Libri, oggi vi parlo di Emilia Perez, l’ultima opera del maestro Jacques Audiard. Un film che promette di scuotere le nostre certezze e aprire nuovi orizzonti di comprensione. Immaginate un potente boss del cartello messicano della droga che decide di cambiare vita. Non solo abbandonando il crimine, ma abbracciando la sua vera identità di donna. Questa è la premessa audace di Emilia Perez, un’opera che si preannuncia come un caleidoscopio di generi e emozioni. Dalle anticipazioni e dai trailer, emerge un racconto che sfida le convenzioni, mescolando elementi di noir, melodramma e musical. Al centro della storia troviamo Rita, un’avvocatessa ambiziosa interpretata da Zoe Saldaña, che accetta l’incarico di aiutare il boss nella sua trasformazione. Questo viaggio promette di cambiare profondamente entrambi i personaggi. Il cast stellare, che include anche Selena Gomez e Karla Sofía Gascón, suggerisce interpretazioni di alto livello. La scelta di Audiard di girare gran parte del film su un palcoscenico a Parigi, anziché in location reali in Messico, aggiunge un elemento di teatralità che sembra fondersi perfettamente con la natura quasi operistica della narrazione. Particolarmente intrigante appare l’approccio musicale del film. I compositori Clément Ducol e Camille hanno creato, secondo le anticipazioni, un tessuto sonoro che unisce elementi di musical con una sensibilità contemporanea, evitando gli stereotipi e mirando a catturare l’essenza emotiva dei personaggi. “Emilia Perez” si presenta come un’opera che esplora temi profondi quali l’identità, la trasformazione personale e il coraggio di essere autenticamente sé stessi. In un’epoca in cui questi temi sono più che mai rilevanti, il film sembra offrire uno sguardo nuovo e provocatorio. La reputazione di Audiard nel trattare argomenti complessi con sensibilità e profondità fa presagire un’esperienza cinematografica che andrà oltre il semplice intrattenimento, invitandoci a riflettere sulle molteplici sfaccettature dell’animo umano. In attesa di poterlo vedere, “Emilia Perez” si preannuncia come un film che lascerà il segno, sfidandoci a guardare oltre le apparenze e a celebrare il coraggio di essere pienamente sé stessi, in un mondo spesso ostile al cambiamento.

Libri, nuove uscite, Protagoniste femminili

Donne, angeli e leonesse: storie che uniscono i secoli

LEGGI L’ARTICOLO o GUARDA IL VIDEO Isabel Russinova ci invita a immergerci nell’universo femminile con un’opera che rende giustizia a donne straordinarie, protagoniste di epoche e contesti diversi. Virinoj anĝeloj leoninoj – Donne angeli e leonesse, titolo in esperanto, simboleggia l’universalità di un messaggio potente: la lotta per il riconoscimento del valore delle donne è una causa senza confini, capace di parlare a tutte le culture e attraverso i secoli. L’opera è una raccolta di racconti che illuminano le vite di figure femminili straordinarie: regine e duchesse come Teuta e Battista Sforza, intellettuali e innovatrici come Isabella d’Este e Maria Teresa d’Austria, poetesse e ribelli come Rabia Balkhi e Olympe de Gouges. Ogni narrazione è un viaggio tra le pieghe della Storia, dove il coraggio, la resilienza e la passione di queste donne emergono in tutta la loro forza. Russinova combina con maestria il rigore storico con la sensibilità narrativa, creando ritratti vividi e ispiranti. Ogni capitolo si apre con un’introduzione al contesto storico e culturale della protagonista, per poi svilupparsi in narrazioni che intrecciano eventi reali e riflessioni profonde. La struttura episodica permette di leggere ogni racconto singolarmente, ma insieme compongono un mosaico affascinante della condizione femminile nel corso dei secoli. L’autrice celebra il genio e la determinazione delle sue protagoniste, ma denuncia anche con forza le ingiustizie e le difficoltà che hanno dovuto affrontare. Ogni pagina è un invito a riflettere sul contributo femminile alla Storia e sulla strada ancora da percorrere per una piena uguaglianza. Quest’opera è perfetta per chi ama la Storia, la letteratura e l’approfondimento culturale. È ideale per chi vuole riscoprire figure femminili spesso ignorate dai manuali e lasciarsi ispirare dalle vite straordinarie di donne che hanno saputo sfidare il proprio tempo. Ciò che colpisce è l’equilibrio tra emozione e conoscenza: Isabel Russinova riesce a trasformare i fatti storici in narrazioni poetiche, che toccano il cuore e invitano alla riflessione. Virinoj Anĝeloj Leoninoj è un libro che rappresenta l’inno alla forza, alla grazia e al genio femminile.

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Non dirmi che hai paura: Quando correre diventa un atto di ribellione

LEGGI L’ARTICOLO o GUARDA IL VIDEO Per la rubrica “Questo lo voglio proprio vedere” di Cinema&Libri, oggi vi parlo di un film che promette di toccare il cuore e la coscienza: “Non dirmi che hai paura” di Yasemin Samdereli. “Correre è libertà”: questo potrebbe essere il motto di Samia Yusuf Omar, la cui straordinaria storia viene portata sul grande schermo in questa potente opera cinematografica. Basato sull’omonimo bestseller di Giuseppe Catozzella, il film ci trasporta nelle strade polverose di Mogadiscio, dove una giovane ragazza sfida ogni convenzione per inseguire il suo sogno olimpico. Samia, interpretata con intensità dalla giovane Ilham Mohamed Osman, cresce in una Somalia dilaniata dalla guerra civile. In un contesto dove le donne sono relegate ai margini della società, lei trova nella corsa non solo uno sport, ma un atto di ribellione e di affermazione della propria identità. Le sue corse per le vie di Mogadiscio diventano un simbolo di resistenza, un grido silenzioso contro l’oppressione e la violenza che la circondano. Il film segue il percorso di Samia dalle strade polverose della sua città fino alle Olimpiadi di Pechino del 2008, dove, a soli 17 anni, rappresenta la Somalia nei 200 metri. Ma la sua storia non si ferma qui. Con determinazione incrollabile, Samia intraprende un viaggio pericoloso attraverso l’Africa, spinta dal desiderio di allenarsi in condizioni migliori per le Olimpiadi di Londra 2012. Yasemin Samdereli, in collaborazione con Deka Mohamed Osman, dirige questa storia con sensibilità e forza, evitando il sensazionalismo e concentrandosi invece sulla resilienza e la dignità di Samia. Il film non si limita a raccontare una storia di sport, ma diventa una potente metafora della lotta per la libertà e l’autodeterminazione. La fotografia cattura magistralmente sia la brutalità dell’ambiente in cui Samia vive, sia la bellezza dei suoi sogni. Le scene di corsa, in particolare, sono girate con un dinamismo che ci fa sentire il battito del cuore di Samia, la sua fatica e la sua libertà. Il cast, composto principalmente da attori non professionisti, conferisce al film un’autenticità toccante. Accanto a Ilham Mohamed Osman, spiccano le interpretazioni di Elmi Rashid Elmi nel ruolo di Ali e della celebre modella e attivista Waris Dirie nel ruolo della madre di Samia. “Non dirmi che hai paura” è un film su una giovane atleta e una riflessione profonda sui temi dell’immigrazione, dei diritti delle donne e del potere trasformativo dello sport. La storia di Samia diventa un prisma attraverso cui osservare le sfide e le speranze di un’intera generazione di giovani africani. Il film ha già ricevuto riconoscimenti importanti, tra cui il Premio Speciale della Giuria al Tribeca Film Festival e il Premio del Pubblico al Munich Film Festival, confermando il suo impatto emotivo e la sua rilevanza sociale. In un’epoca in cui il dibattito sull’immigrazione e sui diritti umani è più acceso che mai, “Non dirmi che hai paura” si presenta come un’opera necessaria e illuminante. Ci ricorda che dietro ogni statistica, ogni titolo di giornale, c’è una storia umana, un sogno, una speranza. Non vedo l’ora di poter vedere questo film e immergermi nella storia di Samia. “Non dirmi che hai paura” promette di essere non solo un’esperienza cinematografica coinvolgente, ma anche un potente strumento di riflessione e di cambiamento. Ci sfida a guardare oltre i confini, a riconoscere la nostra comune umanità e a credere nel potere trasformativo dei sogni.

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“Diamanti” di Ozpetek: inno alla forza femminile e alla creatività sartoriale

LEGGI L’ARTICOLO o GUARDA VIDEO Ferzan Ozpetek torna al cinema con “Diamanti”, un’opera che cattura l’essenza dell’universo femminile, mettendone in luce la resilienza, la solidarietà e la capacità di creare bellezza. Il film ci immerge in un mondo di emozioni, competizione e sorellanza, ambientato tra i rumori delle macchine da cucire di una sartoria d’altri tempi, dove le vite delle protagoniste si intrecciano in una danza tra realtà e immaginazione. La trama ruota attorno a un regista che convoca le sue attrici preferite per un misterioso progetto cinematografico. Durante le riprese, la sua immaginazione lo trasporta in un’altra epoca, popolata da donne che, con dedizione e talento, costruiscono un mondo in cui la sartoria è sinonimo di arte e riscatto. Qui, i personaggi rivelano le loro ansie, passioni e legami, in un intreccio che racconta il profondo valore della collaborazione femminile. Ozpetek, ispirato dalle sue esperienze nelle sartorie teatrali degli anni ’80, ha voluto rendere omaggio a questi luoghi come santuari di eleganza e creatività. Le attrici principali, Luisa Ranieri e Jasmine Trinca, incarnano con intensità l’anima del film, accompagnate da un cast eccezionale che include Stefano Accorsi ed Edoardo Purgatori. “Diamanti” celebra la resilienza e il talento delle donne, sottolineando come, lavorando insieme, possano trasformare le loro differenze in una forza inarrestabile. Il titolo stesso richiama la preziosità e la resistenza delle protagoniste, paragonate a gemme rare e splendenti. Gli abiti non sono solo creazioni sartoriali, ma simboli di identità, forza e passione. Con questa pellicola, Ozpetek ci ricorda il potere della sorellanza, un messaggio che risuona fortemente con l’impegno verso l’emancipazione e l’empowerment femminile. Un film che non vedo l’ora di vedere, per lasciarmi ispirare da questa celebrazione del talento e della solidarietà tra donne.

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Maria Callas: Un’Icona Rivive sul Grande Schermo

LEGGI L’ARTICOLO o GUARDA IL VIDEO L’attesa per l’uscita del film Maria di Pablo Larraín, con Angelina Jolie nel ruolo di Maria Callas, suscita in me un’emozione profonda. La prospettiva di vedere sul grande schermo la vita di una figura così iconica, interpretata da un cast di tale calibro, è entusiasmante. Maria Callas, soprano di fama mondiale, ha segnato indelebilmente il panorama operistico del XX secolo. Nata a New York nel 1923 da genitori greci, ha mostrato fin da giovane un talento straordinario per il canto. La sua carriera è stata caratterizzata da interpretazioni intense e una voce unica, capace di esprimere una vasta gamma di emozioni. Oltre al suo contributo artistico, Callas ha rappresentato appieno la figura di emancipazione femminile, affrontando con determinazione le sfide personali e professionali in un’epoca in cui le donne lottavano per affermarsi. Il film Maria si propone di esplorare gli ultimi anni della vita di Callas nella Parigi degli anni ‘70, offrendo uno sguardo intimo sulle sue lotte interiori e sulla sua ricerca di identità. Angelina Jolie, attrice di grande talento e personalità, ha espresso profonda ammirazione per Callas, confessando che per lei è “sempre stata un’ispirazione” e sottolineando l’onore di poter raccontare la sua storia.  Il cast del film include anche Pierfrancesco Favino nel ruolo di Ferruccio Mezzadri, Alba Rohrwacher come Bruna Lupoli e Valeria Golino nei panni di Yakinthi Callas. La presenza di attrici del calibro di Rohrwacher e Golino arricchisce ulteriormente la produzione, promettendo interpretazioni di grande profondità e sensibilità. Angelina Jolie stessa rappresenta un modello di leadership ed emancipazione femminile. Oltre alla sua brillante carriera cinematografica, è nota per il suo impegno umanitario e per la difesa dei diritti delle donne. La sua dedizione a cause globali e la capacità di utilizzare la propria piattaforma per promuovere il cambiamento la rendono una figura ispiratrice per molte donne nel mondo. L’uscita di “Maria” rappresenta un’opportunità per riflettere sulla vita di una donna straordinaria e sul suo impatto duraturo nel mondo dell’arte e oltre. La mia ammirazione per Maria Callas e l’entusiasmo per questo film mi portano a credere che la sua storia possa ancora oggi offrire stimoli ed energia per rafforzare la fiducia in noi stesse.

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